Parquet in cucina: si può fare? Pro, contro e consigli di progetto
Il parquet in cucina è una di quelle scelte che divide. C’è chi la esclude a priori, convinto che il legno e la cucina non possano andare d’accordo, e chi invece vuole a tutti i costi un pavimento uniforme in tutta la zona giorno ma non sa se sia davvero praticabile. La risposta non è né un sì né un no assoluto: il parquet in cucina si può fare, funziona bene in molti contesti, ma richiede valutazioni precise che vanno fatte in fase di progetto, non dopo la posa.
Quando progettiamo ristrutturazioni a Milano e provincia, il tema del pavimento in legno in cucina torna spesso, soprattutto nei contesti open space dove la cucina è a vista sul soggiorno e interrompere il pavimento crea uno stacco visivo che penalizza l’intera zona giorno. In questa guida trovi tutti gli elementi per capire se il parquet in cucina è la scelta giusta nel tuo caso: quali tipologie reggono meglio, come si gestisce la posa, come progettare bene lo zoning in un open space e quali errori è meglio evitare prima di iniziare i lavori.
Parquet in cucina: si può fare davvero?
Sì, il parquet in cucina si può fare. Non è una scelta azzardata né una tendenza passeggera: è una soluzione che funziona concretamente in molti appartamenti milanesi, a patto che le variabili giuste siano sotto controllo. La vera domanda non è “si può fare?” ma “ha senso nel mio caso specifico?”, e la risposta dipende da come è organizzata la cucina, da quali impianti ci sono sotto al pavimento e da quanto si è disposti a gestire la manutenzione nel tempo.
Il legno è un materiale naturale, vivo, che reagisce all’umidità e alle variazioni di temperatura. In cucina questi fattori esistono, ma sono gestibili se il progetto è fatto bene. Il vapore prodotto dalla cottura, i possibili schizzi vicino al lavello e il traffico intenso sono condizioni normali in qualsiasi cucina: non eliminano la possibilità di usare il parquet, ma richiedono di scegliere il prodotto giusto, la posa adatta e i trattamenti corretti. Dove il parquet in cucina fallisce, di solito, non è per colpa del materiale in sé, ma per una valutazione insufficiente fatta a monte.
L’approccio Creo Casa Milano
Quando un cliente ci chiede se può mettere il parquet in cucina, non rispondiamo con un sì o un no automatico. Prima valutiamo la planimetria, il tipo di cucina (aperta, chiusa, a vista), la presenza o meno di riscaldamento a pavimento, lo spessore disponibile e l’utilizzo quotidiano previsto. Solo da lì nasce una risposta vera.I vantaggi del parquet in cucina
Il motivo per cui sempre più progetti a Milano prevedono il parquet in cucina non è solo estetico, anche se l’estetica conta. È una scelta che porta vantaggi concreti, che si apprezzano ogni giorno e che incidono sia sulla qualità della vita in casa sia sul valore percepito dell’appartamento.
Continuità visiva con il living
Nei progetti open space, dove la cucina e il soggiorno condividono lo stesso ambiente, il pavimento è uno degli elementi che più di tutti definisce la coerenza dell’insieme. Un cambio di materiale tra le due zone può funzionare se è progettato con intenzione, ma spesso finisce per spezzare visivamente lo spazio e renderlo più frammentato di quello che è. Quando invece il parquet corre uniforme da un capo all’altro della zona giorno, l’ambiente guadagna fluidità, profondità e una percezione di ampiezza che è difficile ottenere con altri accorgimenti.
Calore visivo e comfort
Il legno ha una temperatura percepita che nessun altro materiale riesce a replicare del tutto, nemmeno il gres effetto legno di alta qualità. In una cucina vissuta, dove si cucina ogni giorno e si trascorre molto tempo, questa differenza si sente. Il parquet ammorbidisce acusticamente l’ambiente — un aspetto molto rilevante nelle cucine aperte sul soggiorno — e rende lo spazio complessivamente più accogliente, senza l’effetto freddo e tecnico che a volte il gres trasmette.
Valorizzazione dell’immobile
Un pavimento in legno autentico, posato bene e scelto con cura, è ancora percepito come un elemento di pregio nel mercato immobiliare milanese. In fase di vendita o locazione, contribuisce a posizionare l’appartamento su una fascia più alta rispetto a soluzioni standard. Non è un investimento a perdere: è una scelta che si ripaga nel tempo anche se non si ha intenzione di ristrutturare di nuovo a breve.
Flessibilità progettuale
Il parquet si abbina in modo naturale a cucine moderne, minimal, nordiche, industriali e persino a soluzioni più classiche o artigianali. È un materiale che dialoga bene con molti stili senza imporsi, e che lascia grande libertà nella scelta degli arredi, dei colori delle pareti e dei dettagli. In questo senso è una base progettuale molto versatile, che raramente crea conflitti con il resto della casa.
Gli svantaggi reali (e come si gestiscono in fase di progetto)
I contro del parquet in cucina esistono, ed è utile conoscerli con onestà. Ma è altrettanto utile sapere che la maggior parte di questi problemi nasce da scelte fatte senza una valutazione progettuale adeguata, non dall’incompatibilità strutturale tra il legno e la cucina. Conoscerli in anticipo significa poterli prevenire, non subirli.
Sensibilità all’umidità
Il legno è igroscopico: assorbe e rilascia umidità in base all’ambiente. In cucina, il vapore della cottura e i possibili schizzi vicino al lavello sono le due variabili principali da considerare. Come si gestisce: scegliendo un parquet prefinito con strato nobile trattato in fabbrica con oli o vernici ad alta resistenza, e prevedendo una fascia di protezione — o una diversa soluzione di pavimento — nell’area immediatamente adiacente al lavello. Non è necessario rinunciare al legno: è necessario posizionarlo e proteggerlo correttamente.
Usura nelle zone di intenso traffico
La cucina è una delle aree più trafficate della casa. Il passaggio continuo, unito a eventuali sedie da banco o da isola, può consumare il parquet più rapidamente rispetto ad ambienti meno frequentati. Come si gestisce: scegliendo spessori adeguati del legno nobile (non meno di 3,5–4 mm per i prefiniti) e finiture che possano essere ripristinate localmente nel tempo. Un prefinito di qualità, posato con la tecnica giusta, può reggere bene anche in cucina per molti anni.
Manutenzione più attenta rispetto al gres
Il parquet in cucina richiede più attenzione nella pulizia quotidiana: niente acqua in eccesso, straccio ben strizzato, asciugatura rapida in caso di schizzi. Non è un regime di manutenzione complicato, ma è diverso rispetto alla facilità di gestione di un gres. Come si gestisce: scegliendo finiture superficiali resistenti all’usura, e soprattutto valutando in modo onesto le abitudini di utilizzo della cucina prima di fare la scelta.
Costo più elevato rispetto ad altre soluzioni
Un parquet prefinito di qualità, posato in modo professionale, ha un costo superiore a quello di un gres standard. È una scelta che va valutata nel contesto del progetto complessivo. Come si gestisce: considerando il parquet come un investimento sul valore dell’appartamento e sulla qualità dell’ambiente, non come una spesa isolata. In molti casi, la differenza di costo rispetto a soluzioni di gres di fascia analoga è più contenuta di quanto si pensi.
Vuoi capire se il parquet è la scelta giusta per la tua cucina?
Ogni progetto è diverso. Se hai dubbi su quale pavimento scegliere per la tua ristrutturazione a Milano, possiamo aiutarti a fare chiarezza partendo dal tuo caso specifico.
Scrivici su WhatsAppQuale parquet scegliere per la cucina
Non tutti i parquet si comportano allo stesso modo in cucina. La scelta del prodotto giusto è forse la variabile più importante di tutta la decisione: un materiale inadeguato, anche se posato perfettamente, creerà problemi nel tempo. Vediamo le tre tipologie principali e come si confrontano in questo contesto specifico.
Parquet prefinito: la scelta più adatta in cucina
Il parquet prefinito è, nella maggior parte dei casi, la soluzione più indicata per la cucina. È composto da uno strato nobile in legno pregiato — solitamente rovere, noce o frassino — incollato su supporti multistrato ad alta stabilità dimensionale. Questo lo rende significativamente meno soggetto alle variazioni igrometriche rispetto al massello, un vantaggio concreto in un ambiente come la cucina. In più, viene levigato, trattato e verniciato in fabbrica, con finiture di qualità superiore a quelle ottenibili in cantiere. Può essere posato incollato, che è la tecnica preferibile in cucina, e ha spessori che lo rendono compatibile con molti interventi di ristrutturazione senza stravolgere le quote.
Parquet in massello: possibile, con condizioni precise
Il parquet in massello — quello realizzato interamente con lo stesso legno, senza supporti — è il prodotto più pregiato e quello con la vita più lunga, perché può essere levigato e rifinito più volte nel corso degli anni. In cucina, però, presenta alcune criticità. La sua sensibilità alle variazioni di umidità è maggiore rispetto al prefinito, e richiede una gestione più attenta dell’ambiente. Se si sceglie il massello in cucina, è fondamentale abbinarlo a una posa incollata eseguita a regola d’arte e a una finitura superficiale di alta resistenza. È una scelta praticabile, ma che va valutata con attenzione caso per caso. Per approfondire le differenze tra le tipologie, puoi leggere la guida completa al parquet.
Parquet laminato: meglio evitare
Il laminato è una soluzione rapida ed economica, ma in cucina non è la scelta più consigliabile. Il suo strato superficiale è sottile e non può essere rigenerato nel tempo; in presenza di umidità prolungata o schizzi frequenti, i bordi delle tavole tendono a sollevarsi. È accettabile in contesti con budget molto limitato e cucine chiuse con traffico moderato, ma in qualsiasi progetto di ristrutturazione che punti a un risultato duraturo è preferibile investire su un prefinito di qualità.
| Tipologia | Resistenza umidità | Compatibilità riscaldamento a pavimento | Rigenerabilità | Costo indicativo posa inclusa | Idoneità cucina |
|---|---|---|---|---|---|
| Prefinito | Alta (se trattato) | Ottima | Parziale (1–2 levigature) | €80–180/mq | ✓ Consigliato |
| Massello | Media (più sensibile) | Buona (spessori ridotti) | Alta (più cicli) | €120–250/mq | ✓ Possibile con accortezze |
| Laminato | Bassa | Dipende dal prodotto | Nulla | €40–80/mq | ✗ Sconsigliato |
Quale essenza scegliere?
In cucina le essenze più usate sono il rovere e il noce, per la loro durezza e la stabilità nel tempo. Il rovere, in particolare, è il materiale più diffuso nei progetti open space milanesi perché si abbina con facilità sia a cucine moderne sia a interni più caldi e naturali. Le essenze più morbide come il pino o il ciliegio richiedono più attenzione nelle zone di intenso utilizzo.
La posa: incollato o flottante in cucina?
La tecnica di posa è uno di quegli aspetti tecnici che sembrano secondari ma che in cucina fanno una differenza concreta nel tempo. Esistono sostanzialmente due approcci principali — la posa incollata e la posa flottante — e in cucina la scelta tra i due non è indifferente.
Posa incollata: la scelta giusta per la cucina
Nella posa incollata, le tavole vengono fissate direttamente al sottofondo con colla specifica. Questo elimina qualsiasi possibilità di movimento tra le tavole e il piano di appoggio, rendendo il pavimento più stabile in ambienti con escursioni igrometriche frequenti come la cucina. Riduce i cigolii, abbassa il rischio di sollevamenti e garantisce un comportamento più uniforme nel tempo. In cucina è quasi sempre la tecnica preferibile, soprattutto se si sceglie un prefinito di qualità.
Posa flottante: meno indicata in cucina
Nella posa flottante, le tavole si incastrano tra loro senza essere fissate al sottofondo. È una tecnica rapida, reversibile e spesso più economica. In soggiorno o in camera da letto funziona bene, ma in cucina introduce un rischio: il movimento delle tavole sotto l’effetto dell’umidità e del traffico può nel tempo allargare le giunture e creare punti in cui l’acqua penetra più facilmente. Non è una soluzione da escludere in assoluto, ma richiede un prodotto di alta qualità e un’attenzione maggiore nella gestione quotidiana.
Il sottofondo: una variabile spesso sottovalutata
Qualunque sia la tecnica di posa scelta, il sottofondo deve essere perfettamente planare, asciutto e privo di fessurazioni. In molte ristrutturazioni milanesi, soprattutto in immobili datati, il sottofondo esistente non rispetta questi requisiti e va preparato prima della posa. Un’umidità residua superiore alla tolleranza del prodotto scelto è una delle cause più comuni di problemi successivi. Per questo la fase di preparazione del piano è tanto importante quanto la scelta del parquet stesso.
Attenzione agli spessori. In molti interventi di ristrutturazione la quota del pavimento è vincolata da porte, soglie, impianti o livellamenti esistenti. Il parquet prefinito ha spessori compresi solitamente tra 10 e 15 mm, il che lo rende più gestibile in questi contesti rispetto al massello, che può arrivare a 20–22 mm. Verificare le quote disponibili prima di scegliere il prodotto è un passaggio che non va mai saltato.
Parquet in cucina open space: come si progetta lo zoning
Nei progetti open space, la domanda sul parquet in cucina diventa ancora più complessa e interessante. Non si tratta solo di decidere se mettere il legno in cucina, ma di capire come trattare la continuità tra cucina e soggiorno in modo che il risultato sia coerente, funzionale e visivamente equilibrato.
Stesso pavimento in tutta la zona giorno
La soluzione più pulita, sia esteticamente sia dal punto di vista progettuale, è far correre lo stesso parquet dall’ingresso o dal soggiorno fino alla cucina, senza interruzioni. Questo crea una continuità visiva che amplia la percezione dello spazio e connette i due ambienti in modo fluido. È la scelta più efficace quando la cucina è ben integrata nel living, quando non ci sono isole alte che separano le zone e quando il parquet scelto ha le caratteristiche giuste per reggere anche nella zona cottura.
Soluzione mista: parquet nel living, gres in cucina
In alcuni casi ha senso usare materiali diversi nelle due zone — parquet nel soggiorno e gres in cucina — ma solo se questa differenza è una scelta progettuale consapevole, non un compromesso. Funziona bene quando la cucina è separata dal living da un elemento architettonico (un’isola alta, un cambio di soffitto, un gradino) che giustifica visivamente il cambio di materiale. Se invece i due ambienti sono completamente aperti e senza distinzioni spaziali, il passaggio tra i due materiali rischia di sembrare un ripiego.
Come si gestisce il raccordo
Quando si usano due materiali diversi, il raccordo tra parquet e gres è uno degli elementi tecnici più delicati dell’intero intervento. Gli spessori dei due materiali devono essere compatibili per evitare dislivelli; la transizione va disegnata in modo netto e intenzionale — di solito con un profilo che segue una linea retta, magari coincidente con il filo di un muro o dell’isola — e non lasciata casuale. Un raccordo eseguito male è visibile a distanza e penalizza l’intera resa dell’ambiente.
Cosa vediamo spesso nei cantieri a Milano
Negli open space milanesi di medie dimensioni — tipicamente tra i 35 e i 55 mq di zona giorno — il parquet uniforme funziona quasi sempre meglio di una soluzione mista, perché amplifica la percezione dello spazio. Dove invece la cucina è grande, molto trafficata e con un lavello posizionato lontano dal soggiorno, può avere senso valutare il gres per la sola area cottura. La risposta giusta nasce sempre dalla pianta, non da una regola generale.
Parquet in cucina con riscaldamento a pavimento
Il riscaldamento a pavimento è ormai presente in molte ristrutturazioni milanesi recenti, e la sua compatibilità con il parquet è una delle domande più frequenti che riceviamo. La risposta è che il parquet e il riscaldamento a pavimento sono compatibili, ma solo con le combinazioni corrette di prodotto e tecnica.
Quali parquet sono compatibili
Il parquet prefinito è generalmente più adatto al riscaldamento a pavimento rispetto al massello. La struttura multistrato lo rende meno soggetto alle dilatazioni e contrazioni causate dalle variazioni di temperatura. Lo strato nobile non dovrebbe superare i 4 mm di spessore per garantire una buona conduttività termica e limitare le tensioni interne. Molti produttori certificano esplicitamente i propri prefiniti per l’uso con impianti radianti: è sempre opportuno verificare questa indicazione prima dell’acquisto.
Temperatura massima e gestione dell’impianto
Con il riscaldamento a pavimento, la temperatura superficiale del pavimento non dovrebbe mai superare i 27°C. Questo è il limite indicato anche dalla norma UNI EN 1264, e i produttori di parquet compatibili calibrano le proprie specifiche su questo valore. Avviare o spegnere il sistema bruscamente, soprattutto in autunno quando si passa da un pavimento freddo a uno caldo in poco tempo, può stressare il materiale. Una gestione graduale dell’impianto — soprattutto nelle fasi di accensione stagionale — protegge il parquet nel lungo periodo.
Posa incollata con riscaldamento a pavimento
Quando c’è un impianto radiante sotto al pavimento, la posa incollata è ancora più indicata rispetto alla posa flottante. La colla trasferisce il calore in modo più uniforme e riduce i movimenti differenziali tra le tavole. Prima di posare, è sempre necessario accertarsi che il sottofondo abbia raggiunto il contenuto di umidità corretto: con i sistemi a pavimento, questo richiede solitamente un ciclo di preriscaldamento e raffreddamento progressivo del massetto prima della posa.
Errori da evitare
La maggior parte dei problemi che vediamo in cantiere — parquet che si solleva, giunture che si allargano, tavole che cigolano — non nascono da una scelta sbagliata in assoluto, ma da dettagli trascurati in fase di progetto o esecuzione. Conoscerli prima significa non trovarsi a gestirli dopo.
Scegliere il parquet senza verificare le condizioni del sottofondo
Il sottofondo deve essere asciutto, planare e stabile. In molti appartamenti milanesi costruiti tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta, i sottofondi esistenti presentano umidità residua, crepe o irregolarità che rendono necessaria una preparazione prima della posa. Ignorare questo passaggio è una delle cause più comuni di problemi a distanza di mesi dalla fine dei lavori. Prima di scegliere il prodotto, va verificato lo stato reale del piano di posa.
Usare un parquet non trattato per uso intensivo
Non tutti i prefiniti sono uguali. Alcuni prodotti di fascia bassa hanno strati nobili sottili e finiture poco resistenti, adatti a camere da letto ma non a cucine con traffico quotidiano. In cucina conviene orientarsi su prefiniti con strato nobile di almeno 3,5 mm, finitura con oli o vernici ad alta resistenza all’abrasione, e certificazione specifica per ambienti con variazioni di umidità. Risparmiare sul prodotto in cucina è uno degli errori più costosi nel lungo periodo.
Scegliere la posa flottante senza considerare le condizioni dell’ambiente
La posa flottante può sembrare più conveniente e rapida, ma in cucina introduce rischi che la posa incollata non ha. Se le tavole non sono fissate al sottofondo, ogni variazione di umidità si traduce in micro-movimenti che nel tempo aprono le giunture. In ambienti con riscaldamento a pavimento o in cucine con forte escursione termica stagionale, questi movimenti sono ancora più accentuati.
Non prevedere il raccordo di spessore tra parquet e altri materiali
Quando il parquet si incontra con un altro pavimento — gres in cucina, piastrelle in ingresso, pavimento esistente in un altro ambiente — il raccordo di spessore va progettato in anticipo, non risolto improvvisando in cantiere. Un dislivello di qualche millimetro è sufficiente per creare un inciampo, compromettere l’estetica del passaggio e rendere l’intervento più visibile di quanto dovrebbe essere.
Non impermeabilizzare il battiscopa vicino al lavello
L’area immediatamente adiacente al lavello è quella più esposta agli schizzi quotidiani. Non basta scegliere un parquet resistente: il battiscopa e il giuntosilicone tra pavimento e base della cucina vanno trattati con materiali impermeabili, così da evitare che l’umidità penetri dall’alto verso il sottofondo nel tempo.
Parquet o gres effetto legno in cucina: il confronto onesto
La domanda “meglio parquet o gres effetto legno in cucina?” torna spesso nei progetti che seguiamo, e merita una risposta diretta. Non c’è un vincitore assoluto: le due soluzioni hanno caratteristiche diverse e la scelta giusta dipende dalla priorità che si dà a ciascuna di esse.
Parquet in legno
- Estetica e calore che il gres non replica del tutto
- Comfort acustico superiore
- Valorizza l’immobile sul mercato
- Può essere rigenerato nel tempo (prefinito) o più volte (massello)
- Richiede più attenzione nella manutenzione quotidiana
- Costo generalmente più alto
Gres effetto legno
- Resistenza assoluta ad acqua e umidità
- Manutenzione molto semplice
- Adatto a qualsiasi area della cucina senza eccezioni
- Ampia varietà estetica, ma l’effetto naturale rimane simulato
- Nessuna possibilità di rigenerazione se si graffia
- Costo generalmente più basso a parità di fascia
Il gres effetto legno di alta qualità è diventato sempre più credibile esteticamente, e in alcune cucine è davvero la scelta più sensata: ambienti con molto traffico, cucine chiuse e molto utilizzate, situazioni dove la semplicità di manutenzione è una priorità assoluta. Il parquet, invece, è la scelta giusta quando si vuole un risultato autentico, un’integrazione vera con il resto della casa e si è disposti a gestirlo con la cura che merita. Noi non consigliamo uno dei due in modo automatico: consigliamo quello che ha senso nel progetto specifico.
Stai progettando la cucina e non sai ancora quale pavimento scegliere?
Possiamo aiutarti a valutare le opzioni nel contesto della tua ristrutturazione a Milano, partendo dalla pianta reale e dagli obiettivi del progetto.
Scrivici su WhatsAppFAQ – Domande frequenti sul parquet in cucina
Il parquet in cucina si rovina facilmente?
Non necessariamente. Un parquet prefinito di qualità, posato con la tecnica corretta e trattato con finiture adeguate, può durare anni in cucina senza problemi visibili. I rischi maggiori — sollevamenti, giunture aperte, macchie — si presentano quasi sempre quando il prodotto scelto non è adeguato all’ambiente, quando la posa non è stata eseguita a regola d’arte o quando il sottofondo non era nelle condizioni corrette. Con una valutazione progettuale attenta, la maggior parte di questi problemi si può prevenire.
Quale parquet è più adatto per la cucina?
Il parquet prefinito è la tipologia più indicata in cucina. La struttura multistrato lo rende più stabile rispetto al massello in presenza di variazioni di umidità, e le finiture applicate in fabbrica offrono una resistenza superficiale superiore. Le essenze più usate sono il rovere e il noce per la loro durezza. Lo spessore dello strato nobile dovrebbe essere di almeno 3,5–4 mm per garantire una buona durata nel tempo e la possibilità di almeno una levigatura.
Il parquet in cucina è compatibile con il riscaldamento a pavimento?
Sì, ma con il prodotto giusto. Il parquet prefinito con strato nobile fino a 4 mm è generalmente compatibile con gli impianti radianti a pavimento, a patto che la temperatura superficiale non superi i 27°C e che la posa sia incollata. Prima di procedere, è sempre opportuno verificare che il prodotto scelto sia certificato per questo tipo di utilizzo e che il sottofondo abbia completato il ciclo di preriscaldamento prima della posa.
Parquet o gres in cucina: cosa è meglio?
Dipende dalle priorità del progetto. Il parquet offre un’estetica autentica, calore e valorizzazione dell’immobile, ma richiede più attenzione nella manutenzione. Il gres effetto legno è più semplice da gestire e resiste meglio all’acqua, ma non replica del tutto la presenza del legno vero. In un open space dove si vuole continuità con il soggiorno, il parquet è spesso la scelta più efficace. In una cucina chiusa con utilizzo intensivo, il gres può essere la soluzione più pratica.
Quanto costa mettere il parquet in cucina?
Il costo varia in base alla tipologia di prodotto, alle dimensioni della cucina e alle lavorazioni necessarie sul sottofondo. In linea generale, per un prefinito di buona qualità posato in modo professionale a Milano, si può stimare un range tra €80 e €180 al metro quadro, posa inclusa. A questi vanno aggiunti gli eventuali costi di preparazione del sottofondo, che in molte ristrutturazioni sono necessari. Il modo più preciso per avere un preventivo è far valutare il progetto direttamente sul posto.
Il parquet in cucina open space è una buona idea?
Sì, spesso è la scelta migliore in assoluto. In un open space dove cucina e soggiorno condividono lo stesso ambiente, avere lo stesso pavimento in tutto lo spazio crea continuità visiva, amplia la percezione delle dimensioni e connette le due zone in modo naturale. Funziona particolarmente bene quando la cucina non ha una posizione eccessivamente esposta agli schizzi e quando il prodotto scelto è adeguato all’uso combinato dei due ambienti.
Il parquet in cucina va bene anche vicino al lavello?
È l’area da gestire con più attenzione. Vicino al lavello il rischio di schizzi e di umidità frequente è più alto rispetto al resto della cucina. In questi casi si può scegliere di proteggere l’area con un trattamento superficiale specifico, prevedere un’impermeabilizzazione accurata del battiscopa e del raccordo tra pavimento e base della cucina, oppure valutare un cambio di materiale localizzato solo in quella zona. Un buon progetto tiene conto di questo dettaglio e lo risolve in modo coerente.
Approfondisci il tema del parquet
Se stai ancora raccogliendo informazioni prima di decidere, puoi leggere anche gli altri contenuti che abbiamo preparato su questo argomento. La guida completa al parquet ti aiuta a orientarti tra le diverse tipologie e tecniche di posa. Se invece stai valutando un parquet prefinito, trovi tutti i dettagli — compresi i costi aggiornati al 2026 — nella guida al parquet prefinito. E se il tema della ristrutturazione riguarda anche il bagno, abbiamo approfondito anche il comportamento del parquet in ambienti umidi nella guida al parquet in bagno.
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